Osservatorio News-italia 2015: Informazione, social TV e serialità

In occasione della giornata di apertura della terza edizione del Festival del giornalismo culturale promuovere la cultura conviene è stata presentata la ricerca dell’Osservatorio News-Italia su informazione e serialità.

Presentazione

Principali risultati

• La diffusione di internet come mezzo di informazione in Italia è seconda solo a quella della TV;
• Gran parte dell’informazione digitale viene ormai fruita attraverso smartphone e tablet;
• Anche la TV non è più la stessa. Sta rapidamente cambiando il modo di guardarla (schermi e pratiche) e di scegliere i programmi;
• In questo nuovo contesto prospera la narrazione seriale, ma i gusti del pubblico sono fortemente differenziati in base all’età.

Report per la stampa

La ricerca, il cui primo obiettivo è comprendere le trasformazioni del panorama mediale italiano, quest’anno si è focalizzata sull’osservazione delle pratiche di fruizione del medium televisivo e su come queste siano influenzate dalla crescente diffusione della rete e della tecnologia mobile.

La televisione: primo medium informativo in Italia.

La televisione è il medium più seguito per informarsi. Si affida a un notiziario televisivo come fonte informativa preferita l’88% del campione intervistato (n=1021 rispondenti). Ma è anche il medium più seguito in generale, rincorso da internet, che dal 2011 è diventato il secondo medium informativo in Italia, con un’utenza del 71% (+20% rispetto al 2011).

Nuove modalità di visione televisiva: la social tv.

È interessante osservare come cambia il modo di guardare la televisione oggi. Infatti non la si guarda più come una volta, davanti a uno schermo, ma la si guarda facendo altre attività relative alla ricerca di informazione e ricorrendo a più device. Grazie all’utilizzo del second screen attraverso il mobile, più della metà degli spettatori televisivi sono spettatori connessi e utilizzano più device contemporaneamente per ricercare informazioni sul programma che stanno guardando (28%) o verificare se ciò che è stato detto durante la trasmissione che seguono è vero o falso (fact checking 29%). Ma soprattutto – e questo riguarda il 35% degli intervistati – si tengono impegnati quando vengono trasmessi gli inserti pubblicitari. Questi dati sembrano evidenziare che sia morto l’elettrodomestico televisore ma che sia viva la televisione che viene vista utilizzando diversi device.

Lo spettatore connesso giovane è diffidente, multitasking e distratto.

Ancora più connessi della media degli italiani sono gli spettatori giovani. Più dei due terzi di chi ha tra i 18-29 anni (89%) fa altre attività guardando la tv. E lo fa in modo più assiduo. Il 69% fa fact checking, il 70% ricerca informazioni sul programma che sta guardando, il 77% fa altre attività mentre guarda la pubblicità.

I nuovi influencer televisivi.
Nella scelta dei programmi televisivi assumono un ruolo centrale i social network. Un terzo degli italiani (31%) segue i suggerimenti ricevuti sui social, postati dalla propria cerchia di amici su facebook o twitter. La tendenza ad assumere un comportamento omofilico si rende ancor più manifesta nei giovani: quasi la metà dei rispondenti (49%) è influenzato dal proprio gruppo di pari nello scegliere cosa guardare in tv.

Agli spettatori tv piace lo storytelling.

Tra i programmi televisivi più seguiti oggi, abbiamo scelto di osservare le serie tv, prodotto seriale per eccellenza che sembra rispecchiare i gusti degli spettatori che chiedono sempre più modalità di racconto complesse, narrate attraverso più media e distribuite su più piattaforme mediali. Lo spettatore televisivo italiano preferisce le serie tv (46%) rispetto ad altri tipi di narrazione più lineari e tradizionali come gli sceneggiati brevi o le soap opera. Più strutturate, più lunghe, più coinvolgenti, più vicine alle modalità di storytelling: le serie tv, pur nella loro trasversalità, sono una tipologia narrativa generazionale, visto che è il 72% dei giovani a seguirne le vicende con più entusiasmo rispetto alle altre classi di età.

Le serie tv si guardano più sulla live tv che sull’online tv.

È la televisione digitale o a pagamento, quella che abbiamo definito live tv, la piattaforma scelta per guardare le serie tv. Il 93% degli italiani le guarda in diretta, affidandosi alla programmazione televisiva tradizionale. Preferenza che sembra riguardare tutte le classi di età del campione. Il 28% sceglie di guardare le serie tv sui siti web delle emittenti tv, digitali o a pagamento, o in streaming da altri siti o ancora scaricandole sul proprio computer.

Ai giovani piace la narrazione complessa e una modalità di visione complessa. La online tv viene utilizzata soprattutto dai giovani. Due terzi di chi ha 18-29 anni (66%), quindi molto al di sopra della media degli italiani intervistati, segue le serie televisive attraverso almeno una delle modalità online. È un tipo di fruizione multipiattaforma che mixa non solo i vari media tra di loro, ma anche gli stessi contenuti seriali che sono pensati e prodotti sempre più in funzione della transmedialità.

Alcune informazioni sull’Osservatorio News-Italia.

La ricerca è curata dal Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata (LARiCA) del Dipartimento di scienze della comunicazione discipline umanistiche dell’Università di Urbino Carlo Bo e si occupa di osservare i cambiamenti dell’ecosistema dell’informazione in Italia e di focalizzarsi su alcune tendenze emergenti nel panorama mediale. Il team di ricerca è composto da Lella Mazzoli (direttore della ricerca), Fabio Giglietto (ricercatore senior e coordinatore del progetto), Stefania Antonioni (ricercatore senior), Giulia Raimondi, Chiara Checcaglini, Elisabetta Ranieri (ricercatori junior).

La metodologia adottata per la ricerca è di tipo misto, con rilevazioni CATI (telefonia fissa), CAMI (telefonia mobile) e CAWI (interviste online) a un campione rappresentativo della popolazione italiana composto da 1021 rispondenti di età superiore a 18 anni.

Media digitali, atteggiamenti ed opinioni degli Italiani su un sistema dell’informazione che cambia

Nell’ambito del Festival del Giornalismo di Perugia, Lella Mazzoli ha presentato i risultati dell’edizione 2014 di NEWS-ITALIA.

Nel corso degli ultimi anni stiamo assistendo, anche nel nostro Paese, a una fase di straordinari cambiamenti nell’ecologia dei media. Questi cambiamenti, da un lato, contribuiscono a modificare gli assetti e l’organizzazione del news-making e, dall’altro, favoriscono l’emergere di nuove pratiche di consumo dell’informazione.

Pur trattandosi di un argomento la cui straordinaria rilevanza è confermata dall’attenzione riservata dal tema nella letteratura scientifica, mancava in Italia un osservatorio in grado di restituire dimensioni e peculiarità che questi fenomeni vanno acquisendo nel nostro Paese.

Basata su interviste telefoniche ad un campione rappresentativo di Italiani adulti (18+), l’indagine NEWS-ITALIA, giunta ormai alla sua quarta edizione, ha fotografato a partire dal 2011 le opinioni e le preferenze degli Italiani in materia di consumo di informazione.

Le diverse batterie di domande, basate inizialmente su una localizzazione del questionario che il Pew Research Center utilizza per l’indagine annuale State of the News Media, ci hanno consentito di osservare il declino dei quotidiani nazionali e locali ed il progressivo affermarsi di internet. Nel tempo abbiamo potuto inoltre mettere a fuoco le variabili che incidono maggiormente sulle opinioni e sugli atteggiamenti gli Italiani hanno nei confronti delle notizie. L’uso di media digitali e l’età degli intervistati, appaiono da questo punto di vista, svolgere un ruolo importante.

Lo studio che proponiamo presenta i risultati di una indagine che, a partire dai dati NEWS-ITALIA, si è focalizzata sul rapporto fra tre diverse modalità di consumare informazioni in formato digitale (internet, siti di social network e dispositivi mobili), le opinioni (sull’information overload, sulla soddisfazione rispetto alla copertura dei temi più importanti e sull’obbiettività dei media) e gli atteggiamenti degli intervistati nella ricerca delle notizie. Nello specifico ci siamo chiesti se l’uso delle diverse modalità di consumo dell’informazione digitale cambiano le opinioni degli Italiani verso il sistema dei media e se gli atteggiamenti dichiarati dagli intervistati incidano sulle modalità di consumo dell’informazione digitale. In entrambi i casi ci siamo inoltre chiesti se la modalità di consumo dell’informazione digitale o piuttosto l’età degli intervistati fosse la variabile più rilevante per spiegare le opinioni e gli atteggiamenti.

I risultati dell’indagine mostrano l’importanza della variabile età rispetto alle opinioni e agli atteggiamenti verso il consumo di informazione. Gli intervistati di età compresa fra i 18 e 29 anni dichiarano di considerare eccessiva la quantità di notizie disponibili in misura significativamente inferiore (62%) rispetto alla media degli intervistati (71%). Al tempo stesso il loro giudizio sulla capacità dei media di coprire le notizie più importanti (55%) è peggiore rispetto alla media (62%). Rispetto al giudizio sull’obiettività dei media l’età non sembra essere una variabile determinante (lo è invece l’uso dei siti di social network come fonte di informazione).

L’età sembra essere una variabile che incide anche sugli atteggiamenti. In particolare rispetto alla domanda “Mi piace imbattermi in notizie riguardo argomenti sui quali non mi ero soffermato in precedenza”, oltre la metà dei giovani ha risposto affermativamente, contro una media del campione nazionale del 36%.

Temi e Fonti dell’Informazione Culturale

In un panorama mediale che si è trasformato profondamente nel corso degli ultimi anni, abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione su come gli Italiani si informano sulla cultura.

Quali sono le fonti di informazione privilegiate? Qual’è il ruolo giocato da Internet e dagli altri media digitali? Quale piattaforma conta di più nelle scelte di consumo? Quali sono i temi che gli Italiani associano maggiormente all’idea di cultura? E infine come , questi temi, cambiano a seconda delle fasce d’età e delle piattaforme utilizzate?

I risultati dell’indagine saranno presentati oggi a Urbino in apertura del Festival del Giornalismo Culturale.

Nord Centro Sud e Tecnologie digitali: un paese in frenata

Percentuale di Utenti Internet 2010 - 2011 a confronto

[post a cura di Luca Rossi]
Secondo i dati della nostra ultima rilevazione la penetrazione di Internet appare abbastanza omogenea nelle tre principali zone geografiche del paese con un massimo del 61% al nord ed un minimo del 58,7% al sud – passando per il 60% del centro-. Questa omogeneità è riscontrabile  nell’utilizzo di quasi tutti i servizi presi in considerazione dove se non c’è una quasi perfetta omogeneità come nel caso dell’email (92,3% al nord, 90,9% al centro e 92% al sud) o delle news online (94,1% al nord, 93,4% al centro e 94,8% al sud) si osservano lievissimi scostamenti come nel caso dei SNS di stampo professionale come LinkedIn (13,3% al nord, 14% al centro, 15,6% al sud). Un caso a parte è rappresentato dai SNS non professionali (Facebook e Myspace) che mostrano una certa differenza nell’uso a favore delle regioni meridionali: 47,2% al nord, 56,2% al centro e 65,6% al sud.

Un dato interessante emerge se si confrontano i dati rilevati nel 2011 con i dati della rilevazione gemella svolta nel 2010. In questo modo si osserva quello che potremmo definire un fenomeno di frenata nella dinamica di adozione delle tecnologie digitali da parte del paese. In particolare si nota come nel passaggio dal 2010 al 2011 la crescita di uso delle tecnologie digitali analizzate abbia registrato una crescita molto modesta al nord (quando non un vero e proprio calo come nel caso dell’email passata dal 95,5% del 2010 al 92,3 del 2011) a fronte di una crescita importante al centro e al sud. Il risultato di questo fenomeno che possiamo osservare con cifre diverse per email, news, sns professionali e sns non professionali è stato un sostanziale allineamento delle tre aree geografiche verso i valori che lo scorso anno erano propri del nord Italia.

Se da un lato questo allineamento è potenzialmente positivo perché colma delle differenze all’interno del paese che spesso erano anche molto marcate dall’altro lascia perplessi perché i valori ai quali l’adozione di queste tecnologie si è stabilizzata nel 2011 sono quasi tutti – ad eccezion fatta forse dell’email – molto al di sotto degli altri paesi europei. In quest’ottica non si può quindi parlare di forme di saturazione per le quali l’adozione di quelle tecnologie non può più crescere per motivazioni strutturali ma occorre invece indagare più in profondità per capire quali sono gli elementi  – probabilmente di natura socio-culturale – che frenano questa adozione.

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I risultati dell’indagine 2012 saranno presentati in anteprima domenica 29 aprile, presso la Sala Raffaello dell’Hotel Brufani durante lo spazio future12 del Festival del Giornalismo di Perugia.

Prosegue, nei prossimi giorni la pubblicazione di post curati dai ricercatori coinvolti nel progetto che anticipano alcune delle linee di indagine seguite.

Cittadini, informazione e nuove tecnologie: alcuni dati di contesto su Italia e UE

Internet access in Europa - Fonte Eurostat

[post a cura di Mario Orefice]

Rispetto al 2011, secondo i dati forniti dall’Istat, la quota di famiglie con accesso a Internet è passata dal 52,4% al 54,5%. Tra le famiglie connesse, quelle con alti livelli di dotazione tecnologica hanno al loro interno almeno un minorenne in 8 casi su 10. All’estremo opposto ritroviamo le famiglie di soli anziani di 65 anni e più. Tra queste, l’11,3% possiede un personal computer, il 9,4% ha una connessione a Internet mentre il 68,2% possiede un cellulare. Questo ultimo dato, ad ogni modo, è in linea con l’aumento generale delle famiglie in possesso di cellulare (91,6%). Il personal computer, invece, è presente nel 58,8% delle famiglie.

Nel 2011 la percentuale di utenti internet è passata dal 48,9% al 51,5% con un +2.6%. Performance che si rivela molto modesta se raffrontata coi dati dell’UE. Secondo l’Eurostat, infatti, la quota di utenti regolari della Rete è al 56% (mentre il 68% utilizza internet almeno una volta alla settimana). Ad alzare la media sono però paesi come Svezia e Finlandia che fanno registrare quote superiori all’80%. L’Italia, assieme a Grecia e Romania, veste i panni del fanalino di coda piazzandosi solo al quintultimo posto. Mentre la distribuzione per età e titolo di studio mostra similitudini tra internet users nostrani ed europei, emergono differenze in base al genere. Di fatti, se in Italia il divario tra maschi e femmine è al +10% in favore dei primi (46,7% contro 56,6%), a livello europeo, il differenziale si dimezza con le donne al 65% e gli uomini al 70%.

Per quanto riguarda le attività che si svolgono in rete Italia ed Europa appaiono più allineate. La maggior parte degli utenti, infatti, usa la rete per ricercare informazioni su merci e servizi, leggere  news e consultare wiki. Gli utenti internet europei che vanno alla ricerca di servizi sono attorno all’80% mentre l’Italia è all’88,2%. Gli internauti europei che leggono notizie su testate on line sono il 56%. Quota che, rispetto al 2010, fa registrare un +6%. Trend simile si è concretizzato anche nel nostro paese dal momento che la percentuale di utenti della Rete che compie tale attività è passata dal 44% del 2010 al 51% nel 2011 (+7%).